I Cocktail – Tipologie e tecniche di preparazione

Prima di descrivere le diverse tipologie di cocktail è doveroso cercare di spiegare l'origine della parola cocktail: sono infatti molte le leggende che si sono sviluppate nel corso degli anni attorno a questa parola. La più plausibile è legata al Sazerac Coffee di New Orleans, dove il barman John Schiller era solito mescolare spiriti dentro bicchieri dalla forma arrotondata, simile a quella dell'uovo, chiamati "coquetelle", da qui il nome "Cocktail".

I cocktail sono generalmente suddivisi in 3 principali categorie: Short Drink, Medium Drink e Long Drink.

Si usa definire Short Drink il cocktail con capacità sino a 7 cl. Solitamente il bicchiere di servizio è la coppa Martini. La preparazione dello Short Drink può essere di due tipi: Shake and Strain, ovvero agitato e filtrato, oppure Mix and Strain, mescolato e scolato.

Oltreppando i 10 cl di capacità si entra nella categoria dei Medium Drink, essi sono generalmente eseguiti in bicchiere (tumbler basso) secondo una tecnica definita Build, che prevede un semplice mescolamento con un cucchiaio: lo stirrer. A questa categoria appartendono tutti i "Pestati" (Muddler).

Oltre i 18 cl il cocktail è definito , a tutti gli effetti, un Long Drink, ed è servito in bicchiere Highball.

Un ulteriore segmentazione è definita dall'occasione o momenti di consumo:
Pre Dinner: cockail aperitivi consumati generalmente prima di cena;
After Dinner: cocktail digestivi, meditativi ideali per i dopo cana;
All Day/ Long Drink: cocktail bevibili in qualsiasi momento della giornata.